Santuario Spogliazione Assisi | Aree e Progetti
277
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-277,ajax_leftright,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,transparent_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-16.8,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.2,vc_responsive

Aree e Progetti

Il nuovo Santuario assisano nasce come profezia di una società più giusta e solidale, mentre ricorda alla Chiesa il suo dovere di vivere, sulle orme di Francesco, spogliandosi della mondanità e rivestendosi dei valori del Vangelo. […] Ci si deve spogliare, in sostanza, più che di cose, di sé stessi, mettendo da parte l’egoismo che ci fa arroccare nei nostri interessi e nei nostri beni, impedendoci di scoprire la bellezza dell’altro e la gioia di aprirgli il cuore. Un cammino cristiano autentico non porta alla tristezza, ma alla gioia. In un mondo segnato da tanta «tristezza individualista» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 2), il Santuario della Spogliazione si propone di alimentare nella Chiesa e nella società la gioia evangelica, semplice e solidale.

(Lettera di Papa Francesco – 16 aprile 2017 )

Il giovane Francesco e il vescovo Guido: singolare coppia di uomini di Chiesa che furono, insieme, “complici dello Spirito”. Nella Lettera che mi ha inviato, il Papa guarda all’esemplarità del loro rapporto, chiedendo alla Chiesa del nostro tempo di far propria la causa dei giovani, di valorizzarli e di accompagnarli. Il futuro si costruisce così, in questa complicità spirituale fatta di premura, di discernimento, di accoglienza. Dentro l’icona della spogliazione ci sono significati che toccano la vita spirituale e pastorale, la stessa vita sociale ed economica.

(Mons. Domenico Sorrentino)

Discernimento Vocazionale

Un aspetto bello del nuovo Santuario è dato dal fatto che, nell’evento della spogliazione di Francesco, emerge anche la figura di un Pastore, il vescovo Guido, che lo aveva probabilmente conosciuto, se non addirittura accompagnato nel suo cammino di conversione, ed ora lo accoglieva nella sua scelta decisiva. È un’immagine di maternità della Chiesa che merita di essere riscoperta, mentre la condizione giovanile, in un quadro generale di crisi della società, pone interrogativi seri che ho voluto mettere a fuoco indicendo un apposito Sinodo. I giovani hanno bisogno di essere accolti, valorizzati e accompagnati. Non bisogna temere di proporre a loro Cristo e gli ideali esigenti del vangelo. Ma occorre per questo mettersi in mezzo a loro e camminare con loro. Il nuovo Santuario acquista così anche il valore di un luogo prezioso dove i giovani possano essere aiutati nel discernimento della loro vocazione. Al tempo stesso gli adulti vi sono chiamati a stringersi in unità di intenti e di sentimenti, perché la Chiesa faccia emergere sempre più il suo carattere di famiglia, e le nuove generazioni si sentano sostenute nel loro cammino.

(Lettera di Papa Francesco – 16 aprile 2017 )

[…] Era la prima volta che i due si fronteggiavano? Ho motivo di ritenere che Francesco si fosse già incontrato con Guido. La Leggenda dei Tre Compagni annota che, nel periodo del suo travaglio interiore, «a nessuno confidava il suo segreto né si avvaleva dei consigli di alcuno, fuorché di Dio solo e talvolta del vescovo di Assisi». Stando poi allo stesso racconto, per spogliarsi, Francesco entra in una camera. Come spiegare, senza una frequentazione precedente, una tale padronanza del vescovado? La stessa prontezza del vescovo nell’accoglierlo, nonostante il gesto imbarazzante del suo denudarsi, si spiega meglio se si pensa che Guido già lo conoscesse e ne avesse stima. D’altra parte, era stato Francesco, di fronte alla decisione paterna di esporlo al pubblico giudizio, a rifiutare il ricorso ai consoli della Città e a preferire, in forza della sua qualità di consacrato, il giudice ecclesiastico. Non lo avrà preferito anche perché lo sentiva dalla sua parte? Se le cose stanno così – agli storici il compito di accertarlo –, mi sembra bello rilevare che a questo gesto clamoroso, che fu, in qualche modo, la dichiarazione ufficiale della sua nuova vita – quasi una professione religiosa sui generis – Francesco sia arrivato attraverso un processo interiore che ha visto il vescovo stesso nel ruolo di accompagnatore. Il nuovo santuario, in questa luce, si profila come un luogo privilegiato per invocare la grazia del discernimento. Un ambiente ideale per giovani alla ricerca di Dio.

( Il santuario della spogliazione – Lettera Pastorale)

Salvaguardia del Creato

Il mondo viene tutto dalle mani di Dio. Francesco stesso ci invita, nel Cantico di Frate Sole, a cantare e a custodire la bellezza di tutte le creature. La spogliazione ci fa fruire di esse in modo sobrio e solidale, con una gerarchia di valori che mette l’amore al primo posto.
(Lettera di Papa Francesco – 16 aprile 2017 )

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
(Papa Francesco, Lettera enciclica LAUDATO SÌ, n. 1-2)

La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con sé il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. I Vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: «L’ambiente si situa nella logica del ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva».[124] Un’ecologia integrale possiede tale visione ampia.
(Papa Francesco, Lettera enciclica LAUDATO SÌ, n. 159)

Economia alternativa

Il mondo viene tutto dalle mani di Dio. Francesco stesso ci invita, nel Cantico di Frate Sole, a cantare e a custodire la bellezza di tutte le creature. La spogliazione ci fa fruire di esse in modo sobrio e solidale, con una gerarchia di valori che mette l’amore al primo posto.
(Lettera di Papa Francesco – 16 aprile 2017 )

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
(Papa Francesco, Lettera enciclica LAUDATO SÌ, n. 1-2)

La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con sé il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. I Vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: «L’ambiente si situa nella logica del ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva».[124] Un’ecologia integrale possiede tale visione ampia.
(Papa Francesco, Lettera enciclica LAUDATO SÌ, n. 159)

Opzione per i più poveri

[…] sentivo tutta la verità di ciò che aveva testimoniato il giovane Francesco: solo quando si avvicinò ai più poveri, al suo tempo rappresentati soprattutto dai malati di lebbra, esercitando verso di loro la misericordia, sperimentò «dolcezza di animo e di corpo» (Testamento, FF 110). Il nuovo Santuario assisano nasce come profezia di una società più giusta e solidale, mentre ricorda alla Chiesa il suo dovere di vivere, sulle orme di Francesco, spogliandosi della mondanità e rivestendosi dei valori del Vangelo. Ribadisco quanto dissi nella Sala della Spogliazione: «Tutti siamo chiamati ad essere poveri, a spogliarci di noi stessi; e per questo dobbiamo imparare a stare con i poveri, condividere con chi è privo del necessario, toccare la carne di Cristo! Il cristiano non è uno che si riempie la bocca coi poveri, no! E’ uno che li incontra, che li guarda negli occhi, che li tocca». Oggi è più che mai necessario che le parole di Cristo caratterizzino il cammino e lo stile della Chiesa. Se in tante regioni del mondo tradizionalmente cristiane si verifica un allontanamento dalla fede, e siamo pertanto chiamati a una nuova evangelizzazione, il segreto della nostra predicazione non sta tanto nella forza delle nostre parole, ma nel fascino della testimonianza, sostenuta dalla grazia. E la condizione è che non disattendiamo le indicazioni che il Maestro diede ai suoi apostoli nel discorso sulla missione, facendo insieme appello alla generosità degli evangelizzatori e alla premura fraterna nei loro confronti: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,8-10).
(Lettera di Papa Francesco – 16 aprile 2017 )

Desidero qui segnalarne uno: l’opzione, o amore preferenziale per i poveri. É, questa, una opzione, o una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa. Essa si riferisce alla vita di ciascun cristiano, in quanto imitatore della vita di Cristo, ma si applica egualmente alle nostre responsabilità sociali e, perciò, al nostro vivere, alle decisioni da prendere coerentemente circa la proprietà e l’uso dei beni. Oggi poi, attesa la dimensione mondiale che la questione sociale ha assunto, questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore: non si può non prendere atto dell’esistenza di queste realtà. L’ignorarle significherebbe assimilarci al «ricco epulone», che fingeva di non conoscere Lazzaro il mendico, giacente fuori della sua porta 77 (Lc 16,19). La nostra vita quotidiana deve essere segnata da queste realtà, come pure le nostre decisioni in campo politico ed economico. Parimenti i responsabili delle Nazioni e degli stessi Organismi internazionali, mentre hanno l’obbligo di tener sempre presente come prioritaria nei loro piani la vera dimensione umana, non devono dimenticare di dare la precedenza al fenomeno della crescente povertà. Purtroppo, invece di diminuire, i poveri si moltiplicano non solo nei Paesi meno sviluppati, ma, ciò che appare non meno scandaloso, anche in quelli maggiormente sviluppati.

(San Giovanni Paolo II, Lettera enciclica SOLLECITUDO REI SOCIALIS, n. 42)

Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri. Questa opzione richiede di trarre le conseguenze della destinazione comune dei beni della terra, ma, come ho cercato di mostrare nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium,[123] esige di contemplare prima di tutto l’immensa dignità del povero alla luce delle più profonde convinzioni di fede. Basta osservare la realtà per comprendere che oggi questa opzione è un’esigenza etica fondamentale per l’effettiva realizzazione del bene comune.

(Papa Francesco, Lettera enciclica LAUDATO SÌ, n. 158)

Casa “Fraternitas”

Casa “Fraternitas” è un luogo speciale dove promuovere lo “stare insieme”, l’essere fratelli soprattutto di chi vive la solitudine e l’indifferenza. In occasione dell’inaugurazione del Santuario della Spogliazione la parrocchia di Santa Maria Maggiore vuole avviare un percorso di accoglienza, condivisione e sostegno per essere davvero, come dice Papa Francesco “una Chiesa in uscita”.
La povertà non è intesa solo come mancanza di beni, ma anche come mancanza di relazioni. Papa Francesco ci dice che : “persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento, la libertà e non la costrizione”. Oggi […] sentiamo la sfida di […] una vera esperienza di fraternità. […] Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo. L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. … il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza.

(Papa Francesco, Esortazione apostolica EVANGELII GAUDIUM n. 87-88)

Da lunedì 22 maggio
a sabato 27 maggio
dalle 9.00 alle 12.00
e dalle 15.00 alle 18.00
Attività ricreative
di accoglienza e condivisione

Da lunedì 29 maggio
Attività ricreative
di accoglienza e condivisione
ogni giovedì dalle 9.00 alle 12.00
e dalle 15.00 alle 18.00